lunedì 1 gennaio 2018

Il piacere di pensare, di Rosa M Mistretta


"L'uomo d'oggi guarda, ma non contempla, vede ma non pensa" (E. Montale).
La facoltà del pensare, ossia l'attività mentale con la quale l'uomo acquista la coscienza di sé e della realtà esterna, è ciò che differenzia la specie umana da quella animale.
Essa, infatti, permette di cogliere valori universali e costruire nuovi modelli che sono di là della percezione sensoriale. Ciò che costruisce un pensiero è il cervello, l'essenza del nostro essere e la possibilità del nostro divenire, il deposito di pensieri influenzati dalle reazioni emotive delle situazioni quotidiane.
Il pensiero è un insieme di rappresentazioni, prodotto dalla mente umana con cui l'uomo acquista la conoscenza dei fatti. La realizzazione di un pensiero ha numerosi motivi stimolanti: si può costruire un pensiero per lavoro, per gioco, per necessità, per noia, per studio, per rabbia o per amore, per dolore, per malinconia o per tristezza. Il pensiero tace quando manca la voglia di vivere, quando più nulla ha importanza. Pensieri d'oggi poggiano sui pensieri di ieri che a loro volta si riedificano in quelli passati.

Un pensiero è formato da parole capite e assimilate, che sono i mattoni delle riflessioni: più mattoni si hanno a disposizione, più pensieri si possono costruire. Tanti vocaboli sparsi non sono sufficienti, perché occorre organizzarli in modo adeguato affinchè rappresentino ciò che si vuole esprimere. Il pensiero più efficace è certamente quel che tutti possono capire, per evitare l'affermazione, rinvenuta su una tavola sumerica del II millennio a.C.: "(..) O eroe, il tuo pensiero è impenetrabile come il cielo".

Platone ed Aristotele distinguevano due modalità di pensiero: il nous e la dianoia .
II primo è l'intuizione immediata che produce la noesi, ossia l'intelligenza intuitiva, mentre la dianoia è una forma di pensiero. In filosofia, il termine "pensare" esprime l'attività della coscienza, che riflette sul suo contenuto e cerca di trame quei principi universali e quei valori fondamentali che possono guidare l'azione pratica. 
Fu per primo Socrate ad affermare che pensare è porre in relazione un concetto con altri concetti. Nella filosofia classica, in cui lo sforzo massimo del pensiero era di meditare adeguatamente sulla realtà esterna, non è facile differenziare il pensare dal conoscere.

Con il dottrina filosofica di Kant, il pensare acquista un nuovo significato, poiché diventa l'attività costruttrice che ordina il caos dei sensi nella legge dell'esperienza. Pertanto il pensiero è espresso come l'attività che collega le rappresentazioni in una coscienza individuale. Nell'epoca attuale con la parola pensiero si indicano due diverse attività mentali, l'una psichica, l'altra relativa alla percezione. Il pensiero si riconduce ad un'espressione d'idee, che invogliano all'azione e offrono possibilità immense: senza un'idea, precisa o anche meno precisa, ogni azione è disorientata per mancanza di direzione e di scopo. 

In sostanza bisogna sapere cosa si vuole e che cosa si desideri ottenere.
Un pensiero può essere razionale, caratterizzato da procedimenti deduttivi, oppure intuitivo, vissuto come la riorganizzazione di un insieme di problematiche. Un pensiero può essere creativo o ancorato alle tradizioni. Esso a volte assume il significato di riflessione sui dati della conoscenza e, in questo senso, può opporsi a sensazione e a percezione.

Piaget afferma che il pensiero è un'azione interiorizzata e coinvolge una vasta serie di processi cognitivi e d'attività psichiche. In psicologia e psicoanalisi, infatti, il temine indica qualsiasi forma d'attività mentale che implichi un'idea e, più precisamente, che si occupi detta soluzione di problemi. 
Il contributo maggiore dato dalla psicoanalisi alla psicologia del pensiero è la distinzione fatta da Freud tra processi primari e processi secondari: i primi sono forme di pensiero, ossia di funzionamento mentale, caratteristiche dell'inconscio (Es); i secondi sono le forme caratteristiche della coscienza (Io). 

E' assai esauriente la teoria di C. G Jung che distingue e suddivide i "tipi" umani estroversi e introversi in quattro "tipi funzionali", regolati dalla sensazione, dall'intuizione, dal sentimento e dal pensiero. 
Jung considera queste funzioni come i quattro punti di una bussola, con la sensazione al polo opposto rispetto all'intuizione e con il sentimento opposto al pensiero. Secondo tale concezione, chi pensa ha sempre a che fare con idee, ma non solo. Egli ragiona a rigor di logica ma possiede anche una certa immaginazione: trova formule con cui catalogare i fatti o esprimere le proprie meditazioni. Appartengono a questo tipo coloro che indirizzano il pensiero verso nuove mete, ad esempio Newton, Einstein, Cartesio.

M. Heidegger, in "Che cosa significa pensare" afferma che: "Arriviamo a capire che cosa significa pensare quando noi stessi pensiamo. Perché un tale tentativo riesca, dobbiamo essere preparati ad imparare a pensare. Non appena ci impegnamo in questo imparare, abbiamo già anche confessato che non siamo capaci di pensare. Eppure, l'uomo significa colui che può pensare, e ciò a giusto titolo". 

È chiaro che un atteggiamento mentale positivo aiuta a vivere meglio ed a raggiungere un'ampia gamma di vantaggi, dalla salute alla longevità, dal successo professionale ai massimi punteggi nei test, obiettivi altrimenti irraggiungibili. In ogni modo, è necessario pensare per costruire pensieri positivi e si deve credere positivo attraverso la costruzione d'idee. Le idee negative sono quelle che producono depressione e stress, perciò è necessario cercare di eliminarle il più possibile per non essere alla fine sopraffatti, poiché le preoccupazioni indeboliscono la vitalità, distruggono la salute, l'autodisciplina, l'autocontrollo, ove la padronanza di se stessa è il principio base dell'esistenza quotidiana. 

Max Planck scrisse: "Non importa tanto che un'idea sia vera o falsa, che abbia un senso chiaramente indicabie oppure no, quanto che essa spinga ad un fecondo lavoro".