mercoledì 7 marzo 2018

Il suolo lunare , di Rosa M Mistretta




Il valore scientifico dei campioni di suolo lunari è assai alto, sia per la possibilità di conoscere la composizione del suolo lunare, sia per il contributo fornito alla comprensione d'alcune questioni aperte inerenti alla genesi del satellite.
La mancanza di un'atmosfera, di un'idrosfera e di un'attività dinamica interna ha permesso la permanenza di tracce delle prime fasi della storia geologica della Luna, conservando testimonianze dei primi anni della storia evolutiva.
Nel 1966 Luna 9 e Surveyor 1 misurarono la consistenza del terreno lunare, dimostrando la capacità di sopportare l'allunaggio di mezzi meccanici e l'eventuale passeggiata d'esseri umani. Nel 1967 Surveyor 5 analizzò la composizione chimica della superficie dei mari lunari, rilevando l'analogia con la lava basaltica terrestre.

I dati selenografici più significativi sono stati ricavati a partire dal 20 luglio 1969, quando l'Apollo 11 atterrò sul suolo lunare: la raccolta di campioni era uno degli obiettivi della missione e, nelle due ore d'attività extraveicolare, gli astronauti Armstrong e Aldrin raccolsero circa 21.5 chilogrammi d'esemplari di rocce. Le osservazioni dirette compiute permisero di avere informazioni inerenti alla composizione del terreno, che risultò simile a quello terrestre, anche se alcuni elementi chimici si presentarono in percentuale alquanto differente.


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