mercoledì 23 maggio 2018

Hans Bethe e la sorgente di energia per la vita (Rosa M. Mistretta)




D'origine tedesca, nato nel 1906 a Strasburgo, Hans Bethe è stato premio Nobel per la fisica nel 1967 per aver individuato nei processi di fusione dei nuclei atomici i meccanismi di produzione di energia all'interno delle stelle.

Oggi sappiamo che nel Sole la conversione in elio di una quantità di idrogeno pari ad una capocchia di spillo genera più energia della combustione di migliaia di tonnellate di carbone: la potenza totale emessa dalla nostra stella nello spazio è pari a 382.000 miliardi di miliardi di chilowatt ! (Ciò significa che la nostra stella emette in un solo secondo più energia di quanta ne abbia consumata l'umanità in tutta la sua storia.)



Ma qual è il meccanismo che in questa enorme fornace produce una tale potenza e riesce a dare nello stesso tempo sufficiente stabilità al sistema?

L'enigma è stato risolto nel 1938 da Hans Bethe, ma il primo tentativo di risposta si ebbe già nell'Ottocento. Proponendo un normale processo di combustione chimica, s'ipotizzò che il Sole, composto da carbonio ed ossigeno, potesse bruciare come un enorme pezzo di carbone. Ma questa teoria si rivelò del tutto sbagliata, poiché, pur possedendo una massa molto elevata, il Sole si sarebbe consumato in circa 1500 anni. Le prove geologiche indicavano, al contrario, che la Terra e quindi il Sole avessero un'età ben maggiore. Attualmente, l'età del Sole è stimata intorno ai 5 miliardi d'anni. 
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