martedì 18 dicembre 2018

IN AUTUNNO





Finalmente è autunno, la mia stagione preferita: settembre nostalgico si allontana e cede il passo al brumoso ottobre e poi ancora al novembre calmo e pacato, silente, che infonde l’attesa di quell'ultimo istante, l’ultimo saluto alla vita, prima di cedere il passo all'inverno.

Cammino spesso nella nebbia mattutina, quando la bruma si alza un poco ma non troppo, quando la luce del timido sole inizia a carezzare come un'onda il mondo ancor infreddolito. E’ sempre così appagante la solitudine nel silenzio della natura.

Ma l’istante preciso che mi porta all’unisono con la natura è l’inizio del cadere della pioggia. Quando arrivano le nuvole cariche e corrono basse sopra le cime degli alberi tutto sembra avere trepidazione: proprio in quel momento anche il mio cuore attende le gocce di pioggia che preannunciano un periodo di giornate uggiose a me care.

Il suono delle gocce che cadono dapprima lente e poi a poco a poco più corpose accompagna l’armonia dell’istante. Il mormorio impercettibile del vento rende invisibile il silenzio sommesso. E’ il momento in cui anche l’ultimo filo di nebbia svanisce e lascia il profumo di erba e di terra bagnata.

La tranquillità delle piante che stillano nel silenzio magico della natura vibra nell’aria e mi abbraccia gentile: mi accompagna nell’infinito dell’attimo presente.
Amo ascoltare la pioggia che cade, dapprima sommessa e a volte violenta e immagino nel tepore della mia casa IL cielo plumbeo implacabile che si abbatte sulla terra inerme.

Nelle mie serate fredde d'autunno, a ridosso dell’inverno, la pioggia insistente accompagna i miei pensieri e le mie fantasie. E attendo nel silenzio ritmico l’arrivo della neve vellutata e soffice, leggera intorno alle baite infreddolite: si sarebbe adagiata lenta nel crepuscolo, si sarebbe poi colorata di rosa all'alba nelle belle mattine limpide. 
E il sole che faceva capolino, timido nella stagione ostile, avrebbe acceso il mondo di felicità, improvvisamente, soddisfatto di esserci per ancora un altro giorno e per ancora infiniti altri giorni.

Quella neve che arrivava dapprima impercettibile, rendeva tutto a poco a poco candido e ricamava sui vetri delle finestre disegni strani.
Era la stessa neve che alla sera si tramutava in brillanti cristalli, all’imbrunire. 
E dai vetri infreddoliti mi pareva vedere folletti furtivi che uscivano dalle ombre dell’oscurità e andavano a dipingere di bianco le montagne che si spegnevano. Il cielo lasciava posto poi alla notte fonda, tutto svaniva, diventava immobile. 
Solo allora le stelle cominciavano a riflettersi sui cristalli ghiacciati. Era la meravigliosa ruota della vita.


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