mercoledì 26 febbraio 2020

STORIA DELLA VIROLOGIA

La virologia è la disciplina biologica che ha come oggetto lo studio dei virus. Come per le altre scienze, il suo sviluppo non è avvenuto lungo una direttiva precisa ma per un lento accumulo di conoscenze empiriche.
La storia e l'evoluzione del genere umano sono strettamente connesse con la storia delle malattie infettive. Lo sviluppo e la propagazione di alcune infezioni ha uno addirittura causato il crollo di imperi secolari. Le prime notizie sulle malattie contagiose si trovano nella Bibbia, che testimonia il terrore e la morte che esse provocarono tra gli Egizi nel 1320 a.C. In molti grandi romanzi si trovano riferimenti alle epidemie: dal celebre "dagli all'untore" nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni (venivano chiamati untori coloro che si pensava diffondessero volontariamente la malattia spargendo particolari unguenti malefici); ai versi di Petrarca che narrano il dolore per la scomparsa, nell'epidemia del 14° secolo, dell'amata Laura, la figura femminile ispiratrice dei suoi canti; al significato di 'male' assoluto che l'epidemia assume in La peste di Albert Camus, pubblicato nel 1948.Nel 1886 il chimico agrario tedesco A. Mayer dimostrò la trasmissibilità di una malattia della pianta del tabacco caratterizzata dalla particolare distribuzione a mosaico di aree verde scuro e verde chiaro nelle foglie infette. Nel 1898 il botanico olandese M. Beijerinck dimostrò che alcune infezioni potevano essere prodotte da entità più piccole e più semplici dei batteri. Da allora la parola virus, che in latino significa melma, fetore, veleno, fu impiegata per indicare quegli agenti infettivi che, per la loro piccolezza, non potevano essere osservati al microscopio ottico e che oltrepassavano i filtri capaci di trattenere i batteri. Nel 1898 la scoperta della filtrabilità dei virus. fu confermata per un virus. degli animali, quello dell’afta epizootica del vitello, autonomamente da due ricercatori, F. Loeffler e P. Frosch, e nel 1901 da W. Reed per un virus. umano, l’agente della febbre gialla, trasmesso all’Uomo dalla puntura di alcune zanzare (Aedes aegypti).V. Ellerman e O. Bang nel 1908 in Danimarca dimostrarono la trasmissibilità della leucemia aviaria, e P. Rous nel 1911 negli USA dimostrò l’origine virale del sarcoma dei polli. Nel 1915 F. Twort e, indipendentemente, nel 1917 F. D’Hérelle individuarono virus capaci di infettare i batteri, i batteriofagi. Nel 1923 W. Harvey e H. Acton allestirono tecniche quantitative per lo studio sperimentale di virus. in animali da esperimento. Tuttavia solo nel 1930 si riuscì ad avere l’impiego sistematico dei topi nella titolazione del virus della rabbia (A. Hoyot) e della febbre gialla (M. Theiler). Metodi di saggio per l’infettività di v. vegetali furono messi a punto da F. Holmes nel 1929 e da G. Samuel e J. Bald nel 1933.La coltura su larga scala dei v. si ottenne solo dopo l’introduzione delle colture in vitro di tessuti di mammiferi (H. Maitland e M. Maitland, 1928) e delle uova fecondate di pollo (A. Woodruff e E. Goodpasture, 1930). Nel 1933 M. Schlesinger dimostrò che un batteriofago era costituito da DNA e proteine. W. Stanley dimostrò nel 1935 che il v. del mosaico del tabacco purificato cristallizzava come una comune proteina e che i cristalli ridisciolti erano capaci di iniziare un nuovo ciclo di infezione. Le importanti ricerche sui batteriofagi eseguite fra il 1945 e il 1960 da S. Luria, A. D. Hershey, A. Lwoff e da molti altri ricercatori, fecero della virologia una scienza quantitativa e fornirono le basi per le ricerche di biologia molecolare e di ingegneria genetica. Nel 1956 J. Watson e F. Crick contribuirono a dare una più precisa e moderna definizione di tali microrganismi: i virus costituiscono un gruppo di parassiti cellulari obbligati, definiti come organizzazioni biologiche caratterizzate da un livello subcellulare di strutturazione, in quanto costituiti essenzialmente da acido nucleico (RNA o DNA) racchiuso in un contenitore di natura proteica con la duplice funzione di proteggere il materiale genetico quando il virus si trova in ambiente extracellulare e di mediarne la penetrazione intracellulare interagendo con la superficie delle cellule ospiti. Il virus. dell’epatite A è stato isolato da S. Krugman nel 1960 e, nel 1963, con la scoperta dell’antigene Australia di B. Blunberg, è stato individuato il virus dell’epatite B. Nel 1977 M. Rizzetto ha chiarito l’eziologia dell’epatite D, nel 1989 M. Houghton quella dell’epatite C e D. Bradley dell’epatite E.Fra gli anni 1980 e 1990 sono stati caratterizzati gli oncogeni a opera di J. Bishop e R. Weinberg e isolati, da parte dei gruppi di ricerca di R. Gallo negli USA e di L. Montagnier in Francia, due retrovirus umani che causano patologie leucemiche e neurologiche (HTLV, v. umani linfotropi per le cellule T, I e II) e altri due retrovirus responsabili della sindrome immunodepressiva, nota come sindrome da immunodeficienza acquisita, AIDS (HIV, v. dell’immunodeficienza umana, tipo 1 e 2).Oggi la medicina possiede due armi che hanno profondamente modificato l'impatto delle malattie infettive sulla popolazione mondiale e diminuito il rischio di epidemie: la prevenzione (o profilassi) e gli antibiotici.La prevenzione consiste in un insieme di norme igieniche adottate per impedire le malattie ed evitare la loro propagazione. Le regole per la prevenzione sono stabilite da leggi dello Stato; in casi particolari di malattie molto contagiose e pericolose (come peste, lebbra, tubercolosi, alcuni tipi di polmonite) valgono i provvedimenti internazionali regolamentati dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS, che ha sede a Ginevra). Per prevenire le malattie infettive bisogna seguire quelle pratiche igienico-sanitarie che servono a eliminare l'agente infettante e i suoi vettori dall'ambiente: disinfezione, sterilizzazione e disinfestazione. Inoltre le malattie infettive devono essere denunciate e i malati vanno isolati nel periodo in cui sono contagiosi.


https://commons.wikimedia.org/wiki/File:3D_medical_animation_corona_virus.jpg
PER APPROFONDIRE: