giovedì 5 marzo 2020

Alcuni libri che parlano della presenza dei virus nella storia dell'umanità



Ecco un interessante articolo pubblicato su Wired, che invito a leggere, che propone una bibliografia inerente alle situazioni epidemiche dell'umanità nella storia.

L’allarmismo e le precauzioni di questi giorni di fronte al cosiddetto coronavirus o 2019-nCov che sta allertando il mondo intero sono anche uno spunto per ragionare sul ruolo che virus, epidemie e pandemie hanno assunto nella storia umanai. In particolare, alcuni saggi servono a raccontare questa presenza così ingombrante, che ridefinisce non solo il nostro concetto di salute e sicurezza pubblica, ma soprattutto, relativizzandola, la nostra relazione con gli altri animali. Se la storia ha affrontato una quantità indescrivibile di pesti celeberrime (Ebola, Sars, etc.), oggi le pandemie ci dicono qualcosa sul nostro essere umani in un mondo che abbiamo profondamente modificato e portato quasi all’estinzione di massa la realtà viva che ci circonda.
la scuola derl sapere

Il primo libro che viene sicuramente in mente è l’avvincente e terribile Spillover di David Quammen, pubblicato in Italia da Adelphi. Bestseller sul tema, viaggia in compagnia di veri e propri cacciatori di virus alla scoperta di animali (gorilla, pipistrelli, ratti, uccelli, zanzare…) che potrebbero diffondere nuove pandemie come Ebola o Sars, tra il Congo, la Malesia. Partendo dallo studio dello spillover (ovvero il momento di traboccamento o di passaggio dall’animale a un’altra specie, tra i quali l’uomo) di Hendra – un virus che attaccò i cavalli australiani e poi l’uomo – l’autore ci porta piacevolmente alla scoperta di altri casi e aneddoti, settime piaghe e pesti in piccola scala, alcune veramente straordinarie e avvincenti. Il saggio di Quammen più che alimentare una paranoia informata sul possibile contagio da e verso ogni specie dichiara due cose apparentemente banali, ma illuminanti: primo, che nell’esperienza del contagio noi umani riscopriamo il nostro essere animali – ovvero anche l’essere possibili agenti patogeni, non solo venirne colpiti – secondo, che anche per colpa della nostra azione di devastazione ambientale (che non è certo cosa recente) favoriamo la diffusione di nuovi virus in maniera esponenziale.